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  • Per la prima volta in questo libro vengono raccolti gli scritti e pubblicate le conferenze di uno dei più importanti e prolifici compositori cinematografici italiani, che non ha tuttavia richiamato l’attenzione degli studiosi quanto i contemporanei Rota e Morricone. In questi testi, accompagnati da una selezione di interviste, Angelo Francesco Lavagnino spiega – al pubblico o a interlocutori come Giulietta Masina e Marco Giusti, in modo preciso e professionale, ma anche con tono ironico e scanzonato – in cosa consista il difficile mestiere del musicista cinematografico, una professione che lui stesso contribuì a ridefinire integralmente attraverso una pratica a tutto campo e una meditata riflessione sul rapporto fra suono, musica e immagine.
  • Esiste un patrimonio sonoro vivo e vibrante che viaggia attraverso il tempo e i confini: sono le musiche di tradizione orale. Dai canti narrativi delle nostre regioni ai ritmi complessi delle culture extraeuropee, questo volume offre agli insegnanti della scuola primaria e secondaria una bussola per orientarsi tra la ricchezza dei repertori popolari e la pratica d'aula. Cosa troverai in questo volume: Percorsi didattici pronti all'uso: Diciotto unità di apprendimento strutturate per obiettivi e competenze. Approccio multiculturale: Strumenti per integrare le musiche del mondo nel programma curricolare, promuovendo l’inclusione e il dialogo interculturale. Dalla teoria alla pratica: Strategie metodologiche per trasformare l'ascolto in partecipazione attiva, attraverso il corpo, il movimento e l’improvvisazione. Che si tratti di una filastrocca lombarda o di un rituale ritmico d'oltreoceano, Suoni, culture, scuola non propone solo di "insegnare la musica", ma di educare alla complessità del mondo attraverso l’ascolto consapevole dell’Altro. Un manuale operativo per trasformare la classe in un laboratorio permanente di scoperte sonore.
  • Il presente volume è caratterizzato da un approccio ampiamente interdisciplinare. Del rapporto tra patrimonio culturale tangibile e intangibile si è inteso non solo e non tanto mettere in luce le differenze, bensì esplorare possibili sinergie nella prospettiva, innanzitutto, della valorizzazione e della fruizione. Ciò nella convinzione che l’interdisciplinarità – in particolare se si vuole affrontare questioni reali relative allo sviluppo del diritto e delle iniziative di valorizzazione per il patrimonio culturale – non è una scelta, bensì un’assoluta necessità, in quanto il settore culturale è caratterizzato da una grande varietà di oggetti, approcci e contesti sociali di riferimento. Per trovare soluzioni adeguate, non è sufficiente semplicemente giustapporre nozioni e teorie proprie di differenti ambiti disciplinari, è necessario operarne una sintesi grazie al genuino ascolto reciproco, nel rispetto della specifica professionalità di ciascuno.
  • Varcare la porta delle chiese copto-ortodosse è come “entrare in Egitto”, vivendo un’esperienza sinestetica grazie ai canti dei riti cristiano-egiziani. Per mezzo degli inni i Copti innalzano continue lodi a Dio e trasmettono le conoscenze essenziali per la perpetuazione della copticità in ambito religioso e comunitario.
  • Il volume è un’etnografia musicale del culto napoletano della Madonna dell’Arco. Praticato nell’agro nolano a partire dal XV secolo e attualmente molto diffuso fra i ceti popolari della provincia di Napoli e della città stessa, il culto si è sviluppato, soprattutto nell’ultimo secolo, in un contesto – Napoli e il suo hinterland – compiutamente metropolitano. La devozione per la Madonna dell’Arco costituisce attualmente un fenomeno estremamente vitale, impegna più di centomila devoti nel pellegrinaggio annuale che si svolge il Lunedì dell’Angelo presso il Santuario di Sant’Anastasia, e, almeno nel corso della sua storia recente, non ha conosciuto periodi di declino o di interruzione delle attività rituali. Nei riti dei “battenti” gli elementi coreutico-musicali hanno un ruolo centrale.
  • Anton Francesco Gori raccolse e ripubblicò nel Settecento numerose opere di Giovan Battista Doni; tra queste spicca questo ragguardevole trattato, rimasto sepolto negli archivi romani per più di un secolo. È questo un testo che offre ai nostri lettori una buona occasione di ripercorrere le origini della musica scenica dall’autorevole punto di vista di uno dei maggiori teorici seicenteschi, e ascoltando con lui alcuni dei più importanti compositori dell'epoca - Monteverdi, Gesualdo, Peri, Caccini e molti altri.
  • L’ascolto della musica dell’Altro è un fenomeno affascinante perché «intriga il modo in cui così tante persone oggi, pur perdendo il significato implicito di gran parte della musica che ascoltano, la “fraintendono” in un modo così creativo ed efficace da renderla compatibile con le proprie vite» (Sorce Keller). Questo libro ne illustra un caso paradigmatico: quello di una generazione di italiani, adolescenti negli anni Settanta, che hanno plasmato le loro identità dialogando con la musica dell’Altro latinoamericano, fino a renderla un ingrediente fondamentale dei loro immaginari, sogni e utopie.
  • In questo volume indirizzato a musicisti e interpreti, il violoncellista Cosimo Carovani riflette sul mondo al quale appartiene.
    Nelle discussioni intorno alla musica, salta fuori spesso lo scettico di turno con la frase «parlare di musica è come ballare di architettura» (una citazione attribuita, erroneamente, a Frank Zappa): un po’, in fondo, lo pensiamo tutti, ma dall’antichità fino a oggi non si è mai smesso di parlarne. Non si tratta di mettere in discussione l’ineffabilità dell’arte dei suoni; ma, al contrario, di prendere atto che da quel potere impalpabile può scaturire una costellazione di pensieri e di parole. Rameau, Schumann, Berlioz o Wagner sono solo alcuni dei molti musicisti che hanno dedicato pagine e pagine – teoriche, critiche o filosofiche – alla loro arte, come in un continuo lavoro maieutico su sé stessi e sulla musica. Parlare di musica è importante – altroché se lo è! Cosimo Carovani parla in queste pagine di un potere della musica di operare trasformazioni interiori: perché dovremmo autocensurarci ed evitare di dare espressione verbale a qualcosa che, pur apparentemente inesprimibile, è in grado di cambiare la nostra vita? (dall’introduzione di Luca Ciammarughi)

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