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Questo volume ripercorre il lungo viaggio degli inni protestanti, un repertorio liturgico che, dalla Riforma di Lutero fino ai giorni nostri, ha attraversato continenti, culture e comunità. Dall’Europa al Nuovo Mondo, dagli Stati Uniti all’Africa, fino ai recenti ritorni in Europa sulle rotte della migrazione, gli inni diventano una lente privilegiata per osservare trasformazioni religiose, musicali e identitarie. -
Il volume raccoglie saggi che omaggiano Gianmario Borio in occasione del settantesimo compleanno. I testi, preceduti da un ampio contributo che delinea le principali tappe scientifiche della sua carriera, sono suddivisi in cinque sezioni: Estetica della musica, Analisi e ricezione, Prassi compositive, Musica e media, Musica, politica, società. -
Regina del music-hall, musa di Yves Saint Laurent e icona senza tempo della danza: Zizi Jeanmaire si racconta in un’autobiografia intima e vibrante. Da Parigi ai palcoscenici di tutto il mondo, la sua vita è stata una trama indissolubile di arte, passione e amore eterno per il coreografo Roland Petit. Et le souvenir que je garde au cœur non è solo il diario di una carriera leggendaria, ma il ritratto sincero di una donna che ha fatto della libertà il suo passo di danza più bello. -
Kùrdhisma esplora il vasto e affascinante universo della musica vocale delle isole Ionie di Corfù, Cefalonia e Zante. La ricerca, svolta sul campo e attraverso gli strumenti della digital ethnography, si concentra sul “fare musica” nella vita sociale e nei diversi contesti esecutivi dell’Eptaneso, mettendo in luce i valori socio-simbolici e la dimensione partecipativa della performance. Particolare attenzione è dedicata alle principali forme di repertorio vocale: le kandàdhes, diffuse in tutte e tre le isole, le arèkies di Zante, le arièttes di Cefalonia e il canto liturgico nel rito bizantino. Inoltre, l’autore approfondisce il concetto di kùrdhisma: un termine che rimanda tanto all’intonazione quanto alla pratica stessa del cantare e dello “stare in accordo” con gli altri. In assenza di precedenti studi sistematici, questo lavoro colma una lacuna significativa nei multipart music studies e offre un contributo originale alla conoscenza delle culture musicali del Mediterraneo. -
Esiste un patrimonio sonoro vivo e vibrante che viaggia attraverso il tempo e i confini: sono le musiche di tradizione orale. Dai canti narrativi delle nostre regioni ai ritmi complessi delle culture extraeuropee, questo volume offre agli insegnanti della scuola primaria e secondaria una bussola per orientarsi tra la ricchezza dei repertori popolari e la pratica d'aula. Cosa troverai in questo volume: Percorsi didattici pronti all'uso: Diciotto unità di apprendimento strutturate per obiettivi e competenze. Approccio multiculturale: Strumenti per integrare le musiche del mondo nel programma curricolare, promuovendo l’inclusione e il dialogo interculturale. Dalla teoria alla pratica: Strategie metodologiche per trasformare l'ascolto in partecipazione attiva, attraverso il corpo, il movimento e l’improvvisazione. Che si tratti di una filastrocca lombarda o di un rituale ritmico d'oltreoceano, Suoni, culture, scuola non propone solo di "insegnare la musica", ma di educare alla complessità del mondo attraverso l’ascolto consapevole dell’Altro. Un manuale operativo per trasformare la classe in un laboratorio permanente di scoperte sonore. -
Sui sentieri della musica raccoglie studi nati da esperienze comuni di ricerca, insegnamento e confronto, maturate attorno alla figura di Giovanni Giuriati. I contributi, scritti da studiosi di diverse generazioni e provenienze, tutti suoi allievi, restituiscono la continuità e la trasformazione di un modo di fare etnomusicologia che ha lasciato tracce profonde nel loro percorso di ricerca. Il volume affronta un ampio ventaglio di temi, dalle relazioni tra musica e rito alle musiche diasporiche, fino alle questioni della restituzione e della circolazione dei saperi, e offre strumenti critici per comprendere le dinamiche di trasformazione delle tradizioni musicali. -
Florilegio musicale è un sentito omaggio alla straordinaria carriera scientifica e umana di Serena Facci, in occasione del suo congedo dall’insegnamento universitario. I quarantuno contributi audio inediti qui raccolti – disponibili sia in formato mp3 sia ad alta risoluzione in wave – riflettono infatti la ricchezza delle relazioni e degli scambi che ha coltivato come studiosa, esplorando con rigore e passione il vasto mondo sonoro dell’etnomusicologia e della popular music. Il volume offre una panoramica significativa non solo della diversità dei repertori e degli stili, ma anche dell’evoluzione delle tecnologie di registrazione, confermando la fissazione sonora come strumento epistemologico cruciale dell’etnomusicologia. La prima parte del volume è dedicata ai rilevamenti sul campo, mentre la seconda contiene performance e sperimentazioni sonore. -
In questo numero di Etnografie Sonore / In this number:- Nicola Renzi - Rethinking silence within Arctic echosystems (with stories by Inger-Mari Aikio, Mathis Eira and Ellen-Johanne Kvalsvik)
- Raquel Jiménez Pasalodos - The Musicians of Nebuchadnezzar as an Example of anti-Islamic Rhetoric in the Beatus Illuminations
- Christian Ferlaino - The musicality of sounding objects. An ethnomusicological perspective on the study of musicality
- Thea Tiramani - New Ways, New Sounds. The Sonic Rite of Sikh Nagar Kirtan in Italy
- Jacopo Tomatis - «So sa-a-a-ad that you’re leaving». Making music with Auto-Tune, from Cher to vocal psychedelia
- Daniela Castaldo - African music through the eyes of the earliest travelers to West Africa: The Description and historical account of the rich golden kingdom of Guinea by Pieter de Marees (1602)
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In Atlante inverso, Annalisa Cervone affronta la fotografia etnografica non come semplice documento del reale, ma come dispositivo epistemico, pratica situata e forma attiva di produzione del sapere. Al centro dell’indagine si colloca il ritratto antropometrico ottocentesco, analizzato come oggetto semiotico complesso e come snodo storico in cui visibilità, scienza e potere si intrecciano in modo strutturale. Attraverso un’analisi rigorosa che integra semiotica visiva, teoria dell’immagine, antropologia storica e studio delle pratiche, il volume decostruisce la presunta trasparenza della fotografia scientifica, mostrando come ogni immagine sia il risultato di scelte tecniche, istituzionali e ideologiche. -
La figura di Jia Ruskaja si colloca in una posizione liminale e innovativa nella storia della danza italiana del primo Novecento, incarnando un incontro raro ma cruciale tra corpo danzante e superficie muta del cinema. Questo volume indaga quella intersezione tra gesto e immagine, tra mito e macchina da presa, tra improvvisazione coreutica e scrittura visiva. L’analisi delle due apparizioni cinematografiche dell’artista – Gli ultimi giorni di Pompei (1926) e Giuditta e Oloferne (1928) – consente al volume di ricostruire un capitolo trascurato della storia culturale italiana, riportando alla luce una figura artistica marginalizzata e una pratica coreografica colta nel suo momento più fertile: l’alleanza con il cinema muto. Tra le prime attrici-danzatrici italiane ad aver realizzato un nudo sullo schermo, Jia Ruskaja trasforma il proprio corpo in soggetto attivo e interrogante, capace di sovvertire gli sguardi normativi e di affermare una presenza espressiva, politica e poetica. Attraverso pratiche di sperimentazione e improvvisazione, elabora una grammatica del gesto inedita, costruita su immagini cine-coreutiche come la posa-iconema: un segno-soglia plastico e concettuale, posto al confine tra movimento e immobilità, tra stile e pensiero, tra visione e trasmissione. La danza del silenzio si configura come uno studio interdisciplinare che integra coreologia, teoria della performance e riflessioni sul corpo e sull’immagine, offrendo una lettura critica della relazione tra danza e cinema nella modernità. L’analisi così concepita indaga le forme di trasmissione e le pratiche di archiviazione del gesto, interpretando il film muto come spazio di emersione di un pensiero corporeo, di una memoria somatica e di una politica del corpo. Il volume si propone come una riattivazione critica e teorica dell’archivio danzato, affermando il corpo come luogo di senso, resistenza e visione. -
Apparentemente costretto a sopravvivere soltanto grazie alla riproposizione dei capolavori consacrati dal repertorio, per tutto il Novecento il teatro musicale italiano non cessa di mostrare segni di vitalità e modernità. Questo libro è interamente dedicato ad un quindicennio – dal 1945 al 1961 – della storia musicale e culturale italiana tendenzialmente trascurato dagli studi operistici, ma non per questo meno originale e sorprendente: muovendosi tra i rischi di un facile epigonismo e le arditezze delle avanguardie postbelliche alle porte, i compositori italiani non smettono di cedere all’inevitabile tentazione del teatro musicale, realizzando non di rado lavori meritevoli di una nuova e più consapevole attenzione critica. -
Per la prima volta in questo libro vengono raccolti gli scritti e pubblicate le conferenze di uno dei più importanti e prolifici compositori cinematografici italiani, che non ha tuttavia richiamato l’attenzione degli studiosi quanto i contemporanei Rota e Morricone. In questi testi, accompagnati da una selezione di interviste, Angelo Francesco Lavagnino spiega – al pubblico o a interlocutori come Giulietta Masina e Marco Giusti, in modo preciso e professionale, ma anche con tono ironico e scanzonato – in cosa consista il difficile mestiere del musicista cinematografico, una professione che lui stesso contribuì a ridefinire integralmente attraverso una pratica a tutto campo e una meditata riflessione sul rapporto fra suono, musica e immagine. -
Riunire le teste dell’idra esplora il processo creativo di Fabrizio De André, analizzando le fasi che conducono alla realizzazione delle sue canzoni: dalla scelta dei temi alla scrittura dei testi, dalla composizione alla definizione degli arrangiamenti, fino al lavoro in studio e alla produzione. Il volume adotta un approccio interdisciplinare, che interseca popular music studies, analisi musicologica ed etnomusicologia, e si avvale di documenti autografi e testimonianze inedite per indagare in profondità il laboratorio artistico di uno dei più influenti cantautori italiani del Novecento. -
Per quale motivo un periodo della storia dell’opera italiana è stato trascurato o, peggio, liquidato sotto la sbrigativa definizione «interregno»? L’età plurale tenta di dare una risposta, fornendo per la prima volta un’interpretazione complessiva di un’epoca colma di avvenimenti, non solo interni al teatro, ma che anzi su esso si riverberano. Storia, società, biografie, tecniche compositive vengono lette come esiti di un complesso sistema di spinte e controspinte; abbracciare e descrivere la pluralità permette di sottrarre questi anni ai luoghi comuni che ne hanno fatto un proemio (qualitativamente inferiore) del “vero” Ottocento operistico. -
Il presente volume è caratterizzato da un approccio ampiamente interdisciplinare. Del rapporto tra patrimonio culturale tangibile e intangibile si è inteso non solo e non tanto mettere in luce le differenze, bensì esplorare possibili sinergie nella prospettiva, innanzitutto, della valorizzazione e della fruizione. Ciò nella convinzione che l’interdisciplinarità – in particolare se si vuole affrontare questioni reali relative allo sviluppo del diritto e delle iniziative di valorizzazione per il patrimonio culturale – non è una scelta, bensì un’assoluta necessità, in quanto il settore culturale è caratterizzato da una grande varietà di oggetti, approcci e contesti sociali di riferimento. Per trovare soluzioni adeguate, non è sufficiente semplicemente giustapporre nozioni e teorie proprie di differenti ambiti disciplinari, è necessario operarne una sintesi grazie al genuino ascolto reciproco, nel rispetto della specifica professionalità di ciascuno.
