Maria Stuarda di Donizetti al Teatro dell’Opera di Roma

“Voglio amore, che senza questo i soggetti sono freddi, e amor violento”

Un’opera sfortunata

Maria Stuarda è una tragedia lirica in tre atti con la musica di Gaetano Donizetti e le parole di Giuseppe Bardari. Fu composta nel 1834, ma andò in scena tra moltissime peripezie un anno dopo. Il primo degli ostacoli che causò un ritardo sulla messa in scena è da attribuire all’inesperienza di Bardari, all’epoca diciassettenne e studente di legge. Molto di ciò che scrisse, infatti, venne censurato costringendolo ad una nuova stesura. Come la tela di Penelope, ogni volta si doveva cominciare da principio. E la censura continuò anche dopo. Al suo debutto, Maria Malibran nel ruolo di Maria Stuarda cantò comunque, sebbene la censura le avesse imposto di non farlo, la parte in cui Maria insulta Elisabetta. L’opera così com’era scritta venne proibita dopo sei recite, e riadattata a un altro libretto. Fu ripresa solo nel 1865 nella sua versione originale. Tuttavia, la censura non fu l’unico problema dell’opera sulla Regina di Scozia. Si narra di litigi feroci e veri e propri scontri fisici tra le due protagoniste Giuseppina Ronzi de Begnis e Anna del Serre, rispettivamente nei ruoli di Maria ed Elisabetta I.

 

Scontro tra prime donne

Maria Stuarda, cattolica e sovrana di Scozia, ed Elisabetta I, protestante e regina di Inghilterra, cugine e nemiche giurate, si diedero battaglia fino alla morte per decapitazione della prima, rinchiusa in prigione per oltre 20 anni. Fu la prima “regina consacrata da Dio” ad essere giudicata e condannata. Questo scontro, mirabilmente diretto da Eugenio Cavallini in prima assoluta alla Scala di Milano il 30 dicembre 1835, andò però ben oltre la rappresentazione. C’è un episodio, ormai entrato nella storia dell’opera lirica, che racconta di uno scambio di pesanti insulti tra le due soprano, nella scena in cui Maria ed Elisabetta si scontrano nel secondo atto, tanto che de Begnis accusò la rivale di essere la favorita del compositore. Donizetti, a quel punto, stufo dei continui litigi, replicò con veemenza: «Io non proteggo nessuna di voi due, ma due puttane erano quelle (Elisabetta e Maria) e due puttane siete voi due». Pare che dopo quell’invettiva non ci furono più liti.

 

Sinossi

L’opera Maria Stuarda, tra i lavori di Donizetti il più amato e apprezzato, si svolge in tre atti, ma per la rappresentazione romana andrà in scena in soli due atti:

ATTO PRIMO –  Siamo in Inghilterra nel 1587. A Westminster il clima è festoso per l’annuncio delle nozze tra Elisabetta I e il re di Francia, evento che potrebbe rafforzare il regno. Approfittando della festa e del buon umore della regina, il conte Talbot chiede alla regina la liberazione di Maria Stuarda, prigioniera nel castello di Fotheringhay per alto tradimento. Al contrario Cecil, il gran tesoriere, esorta la regina a non cedere, anzi a condannarla a morte, mettendo così al sicuro il Paese. Il dubbio si insinua nella sovrana, consapevole anche che lei e la cugina amano lo stesso uomo, Roberto Leicester, innamorato però di Maria Stuarda.  Alla fine, convinta da Leicester, giunto al suo cospetto, Elisabetta decide di andare a trovare la regina di Scozia al castello. Quando le due donne si incontrano però le cose non vanno come Leicester sperava: Elisabetta ricorda a Maria le sue infedeltà e la morte sospetta del marito Enrico, quest’ultima la insulta, rinfacciandole la nascita adulterina (essendo lei figlia di Anna Bolena, seconda moglie di Enrico VIII). Nessuna riconciliazione è più possibile.

Tra le arie: Sì vuol di Francia il Rege; Era d’amor l’immagine – Sul crin la rivale; Morta al mondo e morta al trono; Figlia impura di Bolena

ATTO SECONDO –  Pur incerta, Elisabetta decide di firmare la condanna a morte della cugina, più per gelosia che per interesse politico. Quando Cecil comunica a Maria Stuarda l’ordine regale, questa si rifiuta di accettarlo, giudicando illegale la condanna e la stessa sovrana. Attorniata dalla nutrice, da Talbot, cui confesserà peccati e delitti commessi, ma soprattutto dall’amato Leicester, Maria, vestita a lutto e chiedendo perdono per i peccati dei propri nemici, andrà incontro al supplizio.

Tra le arie: D’una sorella, o barbaraQuando di luce rosea;  Vedeste? – Vedemmo; Deh, tu di un’umile preghiera; Ah, se un giorno da queste ritorte.

 

Maria Stuarda al Teatro Costanzi di Roma

Dal 22 marzo e fino al 4 aprile andrà in scena Maria Stuarda di Gaetano Donizetti per la regia di Andrea De Rosa con la direzione di Paolo Arrivabeni e con Marina Rebeka e Carmela Remigio nei panni di Maria Stuarda ed Elisabetta I.

Il Teatro Costanzi o più comunemente Teatro dell’Opera, nel corso di oltre un secolo di vita ha visto sul palco interpreti di fama mondiale, da Caruso a Gigli, Šalljaplin, Pertile, Lauri Volpi; dalla Muzio alla Caniglia, Maria Callas, Renata Tebaldi, Montserrat Caballé, Marilyn Horne, Raina Kabaivanska; da Del Monaco a Corelli, Giuseppe Di Stefano, Tito Gobbi, Alfredo Kraus fino a Raimondi, Carreras, Domingo, Pavarotti. E direttori quali Erich Kleiber, Klemperer, Toscanini, De Sabata, Marinuzzi, Gui, Serafin, Von Karajan, Gavazzeni, Solti, Abbado, Prêtre, Mehta, Maazel, Rostropovich, Patanè, Sinopoli, Sawallisch, Sanzogno, Gelmetti e dal 2008 il Maestro Riccardo Muti. Le sue quinte hanno ospitato anche prime assolute di opere, come la Cavalleria rusticana il 17 maggio 1890, e L’amico Fritz di Pietro Mascagni, il 31 ottobre 1891.

Per acquistare il biglietto o avere altre informazioni vi rimandiamo alla pagina dello spettacolo sul sito del Teatro.

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