Grazie, 2017! ossia quel che ci ha dato la musica classica nell’anno che sta per finire

Il 2018 è alle porte, ma quel che ci ha dato il 2017 non è assolutamente da dimenticare. Numerose sono state le notizie che hanno cambiato in meglio il panorama musicale occidentale, ad iniziare dal ritrovamento di alcune partiture credute scomparse.

Composizioni riscoperte

Dopo la riscoperta di una delle prime composizioni di Igor Stravinskij nel 2016, nell’aprile del 2017 è stato annunciato il ritrovamento di un frammento dell’Incompiuta di Schubert. Una parte del terzo movimento della sinfonia sarebbe stato ritrovato in una polverosa soffitta non lontano dalla casa in cui Schubert morì nel 1828.

Non così importante quanto l’Incompiuta, ma di certo non irrilevante, è stato il ritrovamento di due composizioni per orchestra dell’inglese Gustav Holst, l’autore dei celeberrimi Pianeti. Venute alla luce in Nuova Zelanda – ma è un mistero come siano finite così lontano – le due opere sono intitolate Folks Songs of Somerset e Two Songs without words, e furono entrambe composte nel 1906, anno in cui furono eseguite per la prima e ultima volta, fra l’altro sotto la direzione dello stesso Holst.

Nuove composizioni

Fra brani che da quest’anno in poi potranno essere eseguiti, ci sono anche diverse nuove composizioni di sicuro interesse. C’è da ricordare innanzitutto il nuovo lavoro del prolifico John Adams, che ha composto un nuovo melodramma, Girls of the Golden West, su libretto del regista Peter Sellars, con il quale aveva già collaborato per altre opere, fra le quali le celebri Nixon in China e The Death of Klinghoffer. L’altrettanto prolifico Philip Glass ha invece creato la sua undicesima sinfonia e il suo terzo concerto per pianoforte e orchestra, lavori tanto imponenti quanto Deep Time, di Harrison Birtwistle, eseguito per la prima volta dalla Staatskapelle Berlin sotto la direzione di Daniel Barenboim nel giugno di quest’anno, e dedicato alla memoria di Peter Maxwell Davies, scomparso nel 2016. Fra le composizioni per solista e orchestra è invece necessario menzionare il Concerto per violoncello del direttore/compositore finlandese Esa-Pekka Salonen, e il Triplo Concerto per violino, violoncello e bayan (una specie di fisarmonica russa) composto dalla leggendaria Sofia Gubaidulina per la Boston Symphony Orchestra.

A tenere alta la tradizione musicale italiana ha pensato Salvatore Sciarrino, autore nel 2017 di due opere di ampie dimensioni: il Concerto per pianoforte, commissionato dal pianista statunitense Jonathan Biss, e soprattutto il melodramma Ti vedo, ti sento, mi perdo, eseguito nel novembre scorso al Teatro alla Scala di Milano.

Di dimensioni più contenute, poiché scritte per il solo pianoforte, sono le composizioni dedicate a Robert Hurwitz – dimessosi dopo più di trent’anni dalla guida della storica della casa discografica Nonesuch – da parte di alcuni affermati compositori internazionali, come John Adams, Philip Glass, Steve Reich, Brad Mehldau, Nico Muhly e Louis Andriessen. Musica da camera è anche il ciclo Lyrical Yeats, dell’ottantottenne André Previn, eseguito in prima assoluta da Renée Fleming durante un recital al Kimmel Center di Philadelphia.

Debutti

Il 2017 si è segnalato anche per una discreta serie di importanti debutti. Il visionario regista tedesco Wim Wenders, ad esempio, si è cimentato per la prima volta con il melodramma curando Les pêcheurs de perles Di Bizet per la Staatsoper di Berlino. A Bayreuth, invece, per il festival wagneriano, si è visto per la prima volta salire sul podio un direttore di religione ebraica, l’australiano Barrie Kosky, anche a discapito delle balzane idee dell’autore di Parsifal.

Ultime generazioni

Notizie curiose ma degne d’attenzione sono state quelle riguardanti l’irruzione della tecnologia nello spesso reazionario mondo della musica classica. La piattaforma di streaming online Spotify ha ad esempio segnalato l’inaspettato riemergere del serialismo fra i generi più ascoltati del 2017 (“Biggest emerging genres”), in mezzo a due generi prettamente contemporanei e decisamente elettronici come il Jumpstyle e il Cinematic dubstep. Molto curiosa è poi la classifica degli album di musica classica più venduti al mondo, stilata dall’emittente radiofonica Classic FM: al primo posto si trova infatti la colonna sonora di Titanic, seguiti da album di cantanti crossover come Katherine Jenkins, Russell Watson, André Rieu e Andrea Bocelli – una classifica che i melomani possono condividere solo con molta fatica. Si tratta senz’altro di una peculiare commistione di generi, alimentata da una parte dalle case discografiche – che includono nella definizione di musica classica generi musicali molto diversi – e dall’altra dalla confusa conoscenza che una parte del pubblico internazionale riserva alla cosiddetta “musica classica”.

La tecnologia applicata all’ambito musicale ha avuto nel 2017 riscontri più che interessanti, se è riuscita a creare il primo robot direttore d’orchestra. l’androide, chiamato YuMi, è stato realizzato dall’Università di Pisa e ha avuto l’occasione di dirigere il “conterraneo” Andrea Bocelli alla guida dell’Orchestra Filarmonica di Lucca. Tre i brani interpretati, per così dire, da YuMi: l’intermezzo della Cavalleria rusticana di Mascagni, l’opera fondativa del Verismo italiano su libretto di Guido Menasci, O mio babbino caro dal Gianni Schicchi di Puccini, e la celeberrima La donna è mobile dal Rigoletto di Giuseppe Verdi.

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