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  • Riunire le teste dell’idra esplora il processo creativo di Fabrizio De André, analizzando le fasi che conducono alla realizzazione delle sue canzoni: dalla scelta dei temi alla scrittura dei testi, dalla composizione alla definizione degli arrangiamenti, fino al lavoro in studio e alla produzione. Il volume adotta un approccio interdisciplinare, che interseca popular music studies, analisi musicologica ed etnomusicologia, e si avvale di documenti autografi e testimonianze inedite per indagare in profondità il laboratorio artistico di uno dei più influenti cantautori italiani del Novecento.
  • Apparentemente costretto a sopravvivere soltanto grazie alla riproposizione dei capolavori consacrati dal repertorio, per tutto il Novecento il teatro musicale italiano non cessa di mostrare segni di vitalità e modernità. Questo libro è interamente dedicato ad un quindicennio – dal 1945 al 1961 – della storia musicale e culturale italiana tendenzialmente trascurato dagli studi operistici, ma non per questo meno originale e sorprendente: muovendosi tra i rischi di un facile epigonismo e le arditezze delle avanguardie postbelliche alle porte, i compositori italiani non smettono di cedere all’inevitabile tentazione del teatro musicale, realizzando non di rado lavori meritevoli di una nuova e più consapevole attenzione critica.
  • Kùrdhisma esplora il vasto e affascinante universo della musica vocale delle isole Ionie di Corfù, Cefalonia e Zante. La ricerca, svolta sul campo e attraverso gli strumenti della digital ethnography, si concentra sul “fare musica” nella vita sociale e nei diversi contesti esecutivi dell’Eptaneso, mettendo in luce i valori socio-simbolici e la dimensione partecipativa della performance. Particolare attenzione è dedicata alle principali forme di repertorio vocale: le kandàdhes, diffuse in tutte e tre le isole, le arèkies di Zante, le arièttes di Cefalonia e il canto liturgico nel rito bizantino. Inoltre, l’autore approfondisce il concetto di kùrdhisma: un termine che rimanda tanto all’intonazione quanto alla pratica stessa del cantare e dello “stare in accordo” con gli altri. In assenza di precedenti studi sistematici, questo lavoro colma una lacuna significativa nei multipart music studies e offre un contributo originale alla conoscenza delle culture musicali del Mediterraneo.
  • Un’inedita esplorazione dell’itinerario artistico di Martino Traversa, compositore apolide della musica contemporanea italiana. La sua produzione coniuga un ardito neomodernismo – esito personalissimo della ricezione del “secondo” Boulez – con una urgenza retrospettiva, vissuta come frangia estrema del debussysmo e del ravelismo. Erma bifronte tra utopia e nostalgia, persegue un rigoroso costruttivismo sonoro sia nelle opere solistiche, cameristiche e sinfoniche sia nel versante elettronico ed elettroacustico. Profondamente avverso a qualsiasi radicalismo concettuale o anti-musicale, ha coltivato un cammino compositivo autonomo, fuori dagli schemi e lontano dalle accademie, guardando più all’Europa che all’Italia. Ne delinea il composito ritratto la struttura quadripartita e pluridisciplinare del volume: sei contributi musicologici affidati, oltre ai due curatori, ad Alfonso Alberti, Marco Angius, Gian Paolo Minardi e Curtis Roads; due approfondimenti dialogici con lo stesso compositore e con Angius; quattro conversazioni con i suoi interpreti storici: Irvine Arditti, Mario Caroli, Garth Knox, Ciro Longobardi; un’appendice conclusiva su un’installazione intermediale curata da un musicologo, Lombardi Vallauri, un critico letterario, Fabio Vittorini, e una storica dell’arte, Francesca Pola.
  • Questo volume propone un’indagine su alcune reciproche influenze tra la cultura musicale di Italia e di Francia nel Novecento. I saggi qui pubblicati sono scaturiti da un convegno tenutosi a Palermo nel 2008 in ideale prosecuzione con due precedenti incontri di studio a Strasburgo e a Cremona. Ancora oggi quei lavori, con qualche piccolo aggiornamento, mantengono attualità e interesse. Gli scritti – di Jean-Jacques Nattiez, Carlo Serra, Gianfranco Vinay, Raffaele Pozzi, Angelo Orcalli, Luigi Manfrin, Gaetano Mercadante, Pietro Misuraca, Gabriele Garilli, Amalia Collisani, Pierre Michel, Alessandro Arbo, Ingrid Pustijanac, Giovanni Damiani – disegnano una rete variegata di flussi, convergenze, echi, alleanze da Dallapiccola e Messiaen ai compositori più recenti.
  • Che cosa conosciamo di Pietro Mascagni, oltre a Cavalleria rusticana? Eppure una quindicina sono i suoi melodrammi, e numerose sono le composizioni per orchestra, da camera, per pianoforte, ampio il repertorio corale (sia sacro che profano), curioso il suo interesse per il teatro e il cinema. Con approfondito spirito musicologico e con l'ausilio di documenti inediti - non ultimo il prezioso Pietro Mascagni di Bastianelli e le lettere del librettista Guido Menasci -, Cesare Orselli ci guida alla scoperta del grande compositore toscano.
  • Jia Ruskaja (Kerč’, 6 gennaio 1902 - Roma, 19 aprile 1970) è stata una danzatrice, coreografa, teorica della danza italiana; ha fondato l’Accademia Nazionale di Danza e la Fondazione dell’Accademia Nazionale di danza. È stata la donna che ha intessuto rapporti pubblici e privati con le maggiori personalità della cultura coreutica, artistica e politica del Novecento italiano ed internazionale. Diva e icona glamour della danza libera italiana, nonostante le origini tartare è da considerarsi a tutti gli effetti un’artista nostrana. L’intelligenza, la sagacia nonché la personalità volitiva, le hanno concesso di entrare nel mondo coreutico pur non essendo una danzatrice di formazione, percorrendo con disinvoltura gran parte del Novecento a partire dagli anni del futurismo, per ritrovarsi regina della danza nel ventennio fascista. «Danzatrice e poetessa della danza, è una creatura molto interessante, una personalità. Personalità ineguale e attraente che fonde in un’armonia maravigliosa di linee fisiche e spirituali aspetti vari e mutevoli di una figura e di un carattere. È la sintesi compiuta e inquadrata di varie epoche, di varie razze, di vari temperamenti; è un contrasto e un accordo», tutto questo è Jia Ruskaja: la dea danzante.

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